blog paralleli

giovedì 16 giugno 2016

Fotografando lucciole

Le lucciole sono un po' come le stelle: bisogna uscir di notte per contemplarle e fotografarle si rivela abbastanza complicato. Ci ho provato ugualmente, così da condividere con voi lo spettacolo da loro offerto.



Voli nuziali. Diminuendo la velocità dell'otturatore e aiutandosi con un treppiede (io però non lo avevo a portata di mano), si possono fotografare le lucciole in volo o, meglio, la loro traiettoria sgraziata.
Queste bestioline schive e innocue emettono una bioluminescenza che risalta solo al buio, primo perché è molto fioca e fredda, secondo perché la spengono loro stesse in presenza di luce. Un led verde il loro, insomma, fisso o intermittente a seconda che siano femmine o maschi.




Per ottenere una foto decente bisogna combinarne due insieme, basta applicarsi un attimino con Gimp (ma ve bene un qualsiasi programma di fotoritocco):

In pratica, bisogna dotarsi di una buona fotocamera e anche di una torcia scarica, dal fascio di luce bianco e debole. Ovviamente la mia a led non la trovo più, ma per fortuna ho un segnalatore luminoso di riserva (che mi ha aiutato anche quando la torcia mi ha piantato nel buio pesto delle gallerie militari del Monte Pasubio). Quindi ho scattato una prima foto, cogliendo solo il bagliore verde della lucciola, poi la seconda, mantenendo ferma l'inquadratura e illuminando la scena. Poi basta un taglia e incolla al computer per far combaciare quanto ci serve.


Larve di lucciola più fotogeniche. Al contrario degli adulti, questi esemplari infrattati nel muschio non si spengono in presenza della luce.
Aggiungo che assolvono un importante funzione nell'orto, ghiotte come sono di lumache (difatti le lucciole sono diminuite sin da quando gli agricoltori fanno ricorso agli appositi veleni).




Credo proprio che il disegno sia una tecnica che rende di più la magia delle lucciole. Quasi quasi provo a realizzare qualcosa...



venerdì 10 giugno 2016

Coltivare le arachidi, parte 1

La semenza genuina. In dialetto le chiamano bagigi, in italiano sono le noccioline americane, il nome corretto è arachidi e quello completo è Arachis hypogaea (L., 1753). Perché varietà ce n'è più d'una e io ho cercato quella originale, non i soliti incroci del cultivar moderno.
Ho provato a seminarle.

Provenienza Sri Lanka!? Sul sito era indicato "Spain". Allorché chiedo chiarimenti al venditore, che suonano tradotti più o meno così:

  • Ma scusa, come mai il timbro postale riporta Sri Lanka?
  • Ma no, ma no, sono spagnole, signore. Le merci in vendita internazionale fanno giri strani, signore. Si fidi, signore. 
  • Sarà. (omesso: Come parli mi sembri più indiano che spagnolo...)

Maggio: primo tentativo di semina nell'orto. Sebbene le arachidi siano una pianta tropicale, soprattutto questa che è la varietà originaria, non faccio niente di nuovo: mio nonno le coltivava e pure dalla commessa del Ciba di Trento mi ha confidato che diversi coltivatori di arachidi trentini si rivolgono a lei per la (cara) semenza.
Vado al sodo. La semina in terra piena si rivela deludente: passano le settimane e le duecento noccioline pare siano rimaste morte e sepolte. Quindi smuovo la terra e scopro solo una ventina superstiti che sono riuscite a germinare, morsicchiate in più punti da formiche e compagnia bella. Le ho rimesse a dimora.

Giugno: col vaso già meglio. Ho comprato arachidi non trattate, ergo vanno seminate in un terriccio privo di qualsiasi bestiolina. Potevo arrivarci prima!
Come volevasi dimostrare, protette dalla voracità degli abitanti del suolo, le arachidi germinano praticamente tutte. Purtroppo però il tempo passa e siamo già giugno.

Primi di giugno: messa a dimora delle piantine. Meglio tardi che mai...

SEMINARE LE ARACHIDI - PARTE 2

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.