blog paralleli

domenica 29 novembre 2015

Seminare il farro del supermercato

Coltivare il farro. Non so quanto sia redditizio coltivare da sé i cereali, a mano intendo, d'altro canto il farro dicocco si presta molto a un appezzamento che altrimenti resterebbe incolto (poco accessibile e senza fonti d'acqua nelle vicinanze).


I grani da seminare sono molto simili, per non dire uguali, a quelli del frumento (il farro sta a sinistra). L'aroma, però, mi pare più forte nel primo. Mi pare.

Come si può intuire dalla prima foto, per risparmiare (= per-non-venire-preso-in-giro-dai-prezzi-folli-delle-bustine-striminzite) ho seminato il farro integrale comprato al supermercato, accertandomi che fosse veramente triticum dicoccum (l'originale da millenni, insomma) e che non avesse subito trattamenti di sorta. Sia questa confezione che quella in vendita presso i negozi di semenza riporta la dicitura SPELT, ma non dovrebbe significare spelta, cioè il farro modificato e più produttivo (otto cariossidi per spiga anziché due). Al momento del raccolto avrò il responso definitivo.
Ovviamente manca l'accertamento più importante...

Ottobre: germinazione di prova del farro del supermercato
Ripeto: ho comprato farro dicocco integrale, controllando bene che i semi non siano stati tostati, che siano ricoperti interamente dalla crusca e non siano coperti da strani polveri (come quello di un'altra marca).
Dopo una settimana nel frigo a svernare (fase essenziale per la germinazione), li ho lasciati al caldo e nel terriccio umido finché, finalmente, un paio hanno iniziato a germinare. Poi sono ammuffiti, ma è un'altra storia...

Estirpazione rovi e preparazione del terreno. Nel frattempo mi sono dato da fare con forbici da potatura e la fida martellina maleppeggio, rispettivamente per tagliare i rovi e dissodare il terreno (in origine un groviglio di spine...).
Non occorrono grandi cure per coltivare il farro dicocco, anzi! Il terreno non deve essere né concimato né ben lavorato, altrimenti gli steli crescerebbero troppo alti e il vento li farebbe allettare. La resa, inoltre, non sarebbe affatto maggiore.

Semina tardi, a novembre inoltrato. Colpa del caldo anomalo e di miei improvvisi contrattempi. Una volta seminato (circa mezzo chilo, quindi una buona resa sarà - mi pare - di otto chili) ho dissodato nuovamente il terreno con il maleppeggio (una zappa sarebbe risultata più comoda) per interrare un po' i grani.
Ora non resta che aspettare primavera.

PS: in basso si intravede il mandorlo trapiantato e sulla sinistra i zucchini messi ko dalle gelate notturne.
Nel rettangolo rimasto incolto (quello presso lo zainetto) credo proprio che seminerò il frumento delle spighe cresciute spontanee a casa, giusto per fare un confronto.

continua...

lunedì 16 novembre 2015

Coltivare gli zucchini nei secchi

Il mio cruccio perenne riguarda sempre il vangare l'orto. Perché vangarlo tutto quanto se poi metà lo si calpesta? Da qui è nata l'idea di ricorrere a dei secchi, più grandi di vasi e colmi di stallatico, per coltivare alcuni zucchini.
Potrei definire gli zucchini tardivi perché seminati a fine agosto, posti in questi secchi interrati sul versante più soleggiato del campo, riparati dal gelido nord dalla parete di argilla. Ovviamente le limacce voraci minacciano i giovani trapianti, ma le ho tenute a bada tramite una piccola trappola, riempita di birra.
Il progetto originario non era proprio così...


Il progetto originario prevedeva che i secchi fossero posti su una terrazzina naturale, nascosta alla vista. Cinti da delle tegole rimediate sul posto e con tanta segatura negli anfratti per mantenere l'umidità. Tuttavia le limacce, che proliferavano in questo tipo di habitat, mi hanno divorato tutte le piantine di zucchino eccetto questa qui sopra di zucca violina, unica sopravvissuta.
Chiusa parentesi.

Fine settembre: fioritura e prime zucchine

Nonostante il substrato di stallatico, il caldo e l'irrigazione (quotidiana a causa di un interminabile mese di siccità) gli zucchini non si sviluppano a dovere. Credo sia proprio colpa del secchio e della sua opera di contenimento nei confronti delle radici. Pure ipotesi.
NB: ovviamente ho forato il fondo dei secchi, quindi escludo che possa trattarsi di marciume radicale.
Perché entrino in produzione bisogna aspettare ottobre, ma non fanno più di tanto.




Discorso diverso per gli altri zucchini in terra piena
Mi riferisco a quelli che potrei definire precoci e sopravvissuti alla siccità più altri tre esemplari che hanno sostituito quelli stroncati dal caldo torrido. Qui gli sforzi titanici per irrigarli hanno dato qualche risultato: produzione costante fino a metà novembre, complice anche un'inconsueta temperatura mite. Notare le zucchine a lato: i semi provenivano tutti da un frutto abbastanza scuro, striato appena di verde chiaro: strano che siano venuti tutti differenti!
Sopra, invece, una zucchina lasciata maturare per raccogliere la semenza.

Epilogo a novembre:
All'inizio di novembre le foglie degli zucchini sono andate ingiallendosi e a seccare.
La morale è che gli zucchini in vaso, nonostante tutti i buoni propositi e le belle speranze, non reggono il confronto a quelli piantati in terra piena.

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.