blog paralleli

sabato 31 ottobre 2015

Coltivare il mandorlo 2: trapianto in terra piena e rinascita

Giugno: il mandorlo si ammala. Che sia marciume radicale? Credo proprio di sì, spesso i sintomi si vedono anche sulle foglie (ingiallite, coperte di macchie). Ho commesso l'errore di riempire la bottiglia che uso a mo' di vaso con terra abbastanza argillosa e non con terriccio leggero che drena maggiormente l'acqua in eccesso.
Sulle foglie, inoltre, hanno fatto la loro sciagurata comparsa minuscoli parassiti. Ho imparato ormai che proliferano quando c'è qualcosa che non va, credo si tratti proprio di selezione naturale.

Metà luglio: trapianto d'emergenza. Le foglie della piantina di mandorlo cadono una dopo l'altra, quindi prendo la fatidica decisione di anticipare di un anno il trapianto in terra piena. Tanto non ho più molto da perdere, se lo lascio nella bottiglia è spacciato.
Così passo un'estenuante sera a scavare nella terra durissima di un campo (così compatta che mi sembra malta e soprattutto la mia vanga non è l'attrezzo indicato, meglio un piccone o la mia fidata martellina maleppeggio). Infine riesco a ottenere una buca abbastanza decente, che temo di dover ampliare nel prossimo anno.

Silenzio stampa fino a metà agosto, cioè fin quando sul mandorlo ricrescono le prime foglioline.
Perché ovviamente prima gli sono cadute tutte quante, complice il trapianto, la siccità e il caldo torrido. Però, a forza di dai e a forza di portare acqua, ecco la ripresa!
Ho avvolto la pianta con una rete degli agrumi, per proteggerla da eventuali erbivori senza scrupoli di passaggio.




E nell'autunno mite...
...il mandorlo riprende a svilupparsi, tornando finalmente florido com'era all'inizio. In vista del freddo invernale (e del fatto che avrebbe dovuto svernare al riparo il primo anno...) lo avvolgo con del fieno.



PARTE 1 - COLTIVARE IL  MANDORLO - PARTE 3

martedì 20 ottobre 2015

Coltivare le vigne 2: le barbatelle attecchiscono nonostante la siccità

Il primo anno del vigneto. E non solo, difatti comincio con una vigna trapiantata a ridosso di una casetta, con una formica in groppa. Forse l'esperimento più ambizioso (=sciagurato), in quanto la posizione è molto soleggiata e il tetto fa sì che non ci piove mai sopra. Sfortuna vuole che la seconda parte dell'estate sia stata asciutta e quindi micidiale.
Meglio cominciar dall'inizio...





Maggio: germogliano le vigne innestate. Primo posto per il vigneto, soleggiato com'è. Vista la locazione remota e frequentata da erbivori affamati, diventa necessaria qualche protezione (foto in basso). Superfluo aggiungere che per le vigne a casa non ce n'è bisogno.
 

I pezzi di rete per mio padre non bastavano, quindi ha provvisto a fortificare tutta la striscia del vigneto con una selva di ramoscelli procurati sul posto.
Ora le vigne dovrebbero stare ben al sicuro.







Nella foto in basso, si può notare come una coccinella pattugli le foglie a caccia di pidocchi.


Inizio giugno. A fine inverno avevo cimato i vitigni abbandonati e inselvatichiti. Ebbene, ora hanno ripreso a fiorire e a far uva.
A destra si vede una vigna autoctona che avevo preservato vangando a suo tempo la terra il vigneto.


Durante il mese di giugno le viti crescono in altezza, arrampicandosi coi viticci. Quella controluce sembra dire non legarmi, faccio da sola! 
Nonostante la vigorosa potatura, anche le vigne inselvatichite si slanciano sino alle fronde degli alberi; con le foglie si distinguono molto meglio nella fitta vegetazione.



Con agosto s'ingrossano le piche d'uva sulle suddette vigne inselvatichite. Un'ottima notizia, visto che vorrei la loro semenza per l'anno prossimo, per ottenere delle signore piante e non dei cloni.

Peccato che poi non piova più per un mese intero e tutti gli acini cadono/vengono mangiati eccetto uno, che a settembre provvedo a fare mio.
Futura somenza nell'acino ben maturo


In ottobre appaiono i primi segnali di stanchezza sulle foglie, ma credo mi sia andata bene: il vigneto è cresciuto senza trattamenti di sorta, pur essendo le vigne sultanine non resistenti.
Raccolgo anche un po' di ortaggi coltivati alla base delle vigne, visto che queste vogliono la terra ben lavorata e mi pareva un peccato lasciarla incolta.


Aggiornamento: gia che ci sono, provo a essiccare un po' di uva fragola al sole. Sarebbe più rapido farlo in cucina, sopra il fornello acceso, ma tant'è, mi devo accontentare.
La morale è che tutti gli acini si sono staccati, finendo nello scatolone. Un'operazione da perfezionare.



PARTE 1 - COLTIVARE LE VIGNE - PARTE 3

giovedì 15 ottobre 2015

Coltivare il melograno 3: secondo anno

Da cespuglio ad albero. Le tre piante di melograno acquistate in fiera hanno attecchito, quindi a marzo posso procedere alla rimozione dei polloni, in modo da tenere un singolo fusto (la forma ad albero è la più indicata per la produzione di melagrane). Provo a interrare le talee ottenute, non si sa mai che radichino!
A proposito di talee, quelle fatte l'anno scorso si sviluppano bene. Non posso dire altrettanto dei melograni seminati, che restano nani sia nel portamento che nelle foglie...



Melograni di riserva. Rimpiazzo quindi i melograni seminati, deboli e per giunta tosati da un simpaticissimo capriolo di passaggio, con altre piantine che avevo tenuto da parte. Diventa fondamentale tenere dei melograni di riserva, almeno finché tutte le piante non saranno ben cresciute (e ci vorranno anni perché questo accada).
Nota: la terra del campo è talmente argillosa che, nonostante lo scavo dell'anno prima, è ritornata durissima. Non mi resta che confidare nell'opera delle radici dei melograni e degli organismi del sottosuolo. Col senno di poi potevo aggiungere un po' di ramaglie sminuzzate e foglie secche per mantenerla un attimo più morbida e drenata.


Rete marrone mimetica. A maggio i melograni vegetano e crescono in altezza.
Per prevenire ulteriori abbuffate dei caprioli, ho acquistato metri su metri di rete di plastica. Il commesso cercava di vendermene una più pesante e metallica, specifica per i caprioli. Ma io non voglio mica una protezione pesante e fissa, come farei a togliere l'erba alla base e a rimuovere i polloni?
Non do alcun trattamento.
Sui miei melograni non voglio anticrittogamici o altre diavolerie dei contadini-chimici moderni. Le coccinelle e il pieno sole assolvono più che bene allo scopo, facendo rispettivamente piazza pulita di tutti gli afidi e stroncando l'insorgere di eventuali muffe.
Coccinella vigilante sul melograno


A ottobre tiro le somme. 
I melograni che hanno attecchito non patiscono i due mesi di siccità. Mi hanno risparmiato un bel via vai con le taniche d'acqua, almeno loro!
Nessuna fioritura, al contrario dell'anno scorso.
Delle dodici piante nel campo, metà è ben messa, l'altra metà prevedo di rimpiazzarla con talee e polloni. Con calma, soprattutto.







PARTE 2 - COLTIVARE IL MELOGRANO


lunedì 12 ottobre 2015

Diario di un cercatore di nomi di funghi, anno 2015

Già i funghi buoni son mimetici, se poi stan sottoterra ci credo che non ne trovo nessuno...
Battute sconsolate a parte, anche quest'anno mi son dato alla cerca dei funghi nei boschi di casa (Trentino).
Con l'esperto, mio padre, qualche fungo buono l'ho rimediato. Eccoli elencati (non in ordine cronologico), spesso e volentieri col nome in dialetto locale.


"Lorei"
Grandi funghi bianchi, a forma di imbuto (in dialetto lorel). Sì, proprio quei lorei usati in vendemmia in Val di Cembra...
  
Pinaroli:
Nella cesta in compagnia dei Lorei.

Vescia o Sloffa
Sulla prima foto ho qualche dubbio. Gonfi di gas, pare; commestibili ma non mi ispirano.

Battimazza o Mazza di tamburo (o "Capelloni")


Commestibili, ma da mescolare in padella con funghi più saporiti. Sennò impanati come cotolette.

Chiodini, "della ciocca"


Saran state le abbondanti piogge, ne ho trovati tantissimi alla base degli alberi marci o morenti. Commestibili e buoni, il viscidume però li fa sembrare limacce, a detta di mia madre, non convinta.

Amanita falloide
Amanita velenossisma, letale! Di un biancastro che non mi ispira per niente.


Ovuli buoni/Amanita caesarea? Non mi son fidato
Il colore del tuorlo d'uovo e il fatto che siano rosicchiati mi ha fatto sperare che fossero ovuli buoni, funghi prelibati, ma nel dubbio ho preferito lasciarli lì. Prestate dunque la massima attenzione: potrebbe essere un'amanita mortale.

Funghi sconosciuti, guardare e non toccare. E infine, la solita carellata di funghi sconosciuti, aiutatemi a identificarli con un commento! Grazie!

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PARTE 1 - DIARIO DI UN CERCATORE DI NOMI DI FUNGHI - PARTE 3

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.