blog paralleli

martedì 26 agosto 2014

Coltivare il mirtillo gigante americano 5: rete antiuccelli con impalcatura

Nonostante abbia scoperto che i mirtilli giganti americani sono solo una pallida imitazione dei mirtilli neri europei, torno a occuparmi delle piante che ho a casa, in particolare delle due che ho trapiantato in due buche scavate nella roccia e isolato dal terreno circostante.
Dopo il disgelo le ho concimate con il compost che mi ero messo da parte e ho aggiunto anche un po' di terra perché, morbida com'è, il peso della neve ha creato una evidente depressione. In giugno stavano già maturando i primi mirtilli, così ho rimediato una rete antiuccelli per salvare il raccolto.
Ne compro due in rapida successione. La rete antiuccelli dell'Obi si rivela una mezza fregatura perché le maglie non sono per niente rigide. Anche con l'apposita (e necessaria) impalcatura di sostegno, i rami più esterni continuavano a impigliarsi e liberarli senza far cadere i frutti richiedeva un sacco di pazienza.
Nel negozio specializzato (nel mio caso il Ciba a Trento), invece, ho trovato una rete più  robusta e quattro volte più estesa (da 5 metri per 2 a 10 metri per 4). Pure più conveniente (rispettivamente 3 € e 10 €). La nuova rete antiuccelli mi ha permesso di costruire un'impalcatura più spaziosa per i mirtilli:


Così a luglio i mirtilli possono maturare con tutta calma, senza più essere preda di qualche volatile dal palato raffinato.
Raccolgo due vaschette di mirtilli, ma poi comincia a piovere e la terza sfuma. I frutti infatti non restano più sodi e marciscono all'interno.

Noto anche che un mirtillo ha più frutti che foglie, che per certi versi potrebbe anche essere positivo. In ogni caso non c'è da preoccuparsi: il mirtillo gigante americano ha un portamento molto fiacco nei primi anni, quindi mi pare tutto regolare.

Le piante di mirtillo più grandi, sarà perché andavano potate, sarà perché non c'era rete per tutte le piante, sarà perché una forse è troppo all'ombra, hanno prodotto pochissimo. Frutti più grossi, ma i merli li hanno fatti sparire quasi tutti.

E le due piantine di mirtillo salvate? Hanno subito l'ennesimo trapianto, stavolta definitivo, accanto a uno degli esemplari grandi sopracitati:
Terra acida, terra morbida, concime e annaffiature regolari, ma sono rimaste più o meno le stesse. Come si può vedere nella seconda foto, una pianta ha le foglie verdi, l'altra ha ancora la clorosi ferrica.
Piccoli getti verdi e una manciata di frutti. Penso ormai che si siano invecide, cioè hanno perso la vitalità iniziale e restino nane.

PARTE 4 MATURAZIONE DEI FRUTTI - COLTIVARE IL MIRTILLO GIGANTE AMERICANO

giovedì 14 agosto 2014

Festa in Malga Mezavia, 10 agosto 2014

Domenica 10 agosto si è svolta la festa alla Malga Mezavia.
Lascio parlare il video e le foto della giornata.


Tra tutto il repertorio dell'Orchestra Fuoritempo ho scelto la colonna sonora del Signore degli Anelli per un motivo ben preciso. C'erano tutti quei grembiuli, quei pentoloni, il verde e l'aria di festa... mi sembrava di vedere tanti hobbit indaffarati!
Poi per il montaggio mi sono arrangiato con quello che avevo registrato. C'erano diversi altri fotografi e un video operatore con strumenti migliori del sottoscritto. Purtroppo mi sono perso il gioco della pignatta, ma sentivo il richiamo dei mirtilli di bosco...


Domenica il sole era uno degli ospiti più attesi. E non è mancato, nonostante i pessimi presagi (come la pioggia di primissima mattina). I volontari si sono messi subito all'opera (e un paio hanno addirittura dormito in malga per proteggere le vivande dagli orsi!).

I preparativi nelle due rispettive cucine. La seconda foto è un po' mossa, ma i cuochi non stavano fermi un secondo.

La messa celebrata dal Frate Tiziano, venuto in moto da Molveno fin quassù in Malga Mezavia.

Per la distribuzione della polenta e dello spezzatino (e della peperonata e del formaggio) si è messa in piedi una catena umana quasi. Alla fine del pranzo il parol era completamente svuotato.

L'Orchestra Fuoritempo (il suo blog) si esibisce in malga con un ricco repertorio: dalle colonne sonore all'inno nazionale, dal walzer ai pezzi dedicati all'anniversario della prima guerra mondiale.

pulizie in Malga Mezavia 2010  festa in Malga Mezavia 2012  festa in Malga Mezavia 2013  festa in Malga Mezavia 2014

mercoledì 13 agosto 2014

Mappa di comunità della Valle dei laghi

Il concorso per la mappa di comunità dell'ecomuseo della Valle dei laghi (che nome eterno) è scaduta da un bel po', ma ho deciso comunque di ultimare la mia mappa, per non buttare via tutti i mesi persi sopra (impiegando ulteriori mesi). Della serie butto altri 50 centesimi sulla cacca del cane, così adesso sono un euro e vale la pena raccoglierli.
Ho reso la mappa interattiva, non essendo più destinata alla stampa, rendendola sicuramente più completa e più al passo coi tempi. Del resto avevo già acquisito il know how (= l'esperienza) con la mappa interattiva di Baselga del Bondone.

Bando alle ciancie, potete visitare la mappa di comunità della Valle dei laghi a questo link e qui sotto potete guardare l'interminabile disegno in progressione:

  
Ho scelto la strada del disegno a mano libera, visto che le altre due alternative (grafica e fotografia) non potevano rappresentare al meglio diversi elementi. L'impresa è stata titanica in ogni caso, a colori poi, che non è il mio forte. La Valle dei laghi in realtà è l'insieme di tre valli con montagne annesse, con ben sette laghi... un territorio vastissimo da comprimere e miniaturizzare in un quadrilatero. Solo per stabilire l'orientamento giusto per ottimizzare gli spazi avrò impiegato una settimana preziosa!
Ero partito ispirato dai vecchi quaderni Pigna, con le mappe turistiche delle città italiane. Quindi un approccio simbolico. L'intento era di raffigurare la cartina dall'alto e gli elementi caratteristici come se fossero pedine rialzate, tridimensionali. Pensavo anche a una scacchiera per tenere tutto ordinato, ma non sono riuscito a mettere in pratica l'idea.
Lo sfondo però confondeva la vista d'insieme, allora ne ho cancellato buona parte, per lasciare un po' di respiro alle pedine. Troppe etichette avrebbero confuso ulteriormente, così sono ricorso ai numeri di una legenda.
I giorni passavano velocissimi, mentre cercavo come un matto foto e riferimenti per illustrare nel modo più accurato possibile tutti gli elementi richiesti.
Alcune cose si trovano facilmente su internet, per altre invece bisogna proprio fare indagini approfondite su libri specifici della Valle dei Laghi e sopralluoghi. Quella qui sopra era la cartina a un'ora dalla scadenza del concorso. L'ho inviata incompleta, con la speranza che si riuscisse almeno a capire il concetto di base, ma la giuria aveva idee ben diverse per la testa, considerando l'aspetto della mappa vincitrice.

Un concorso discutibile
Premessa da tenere sempre a conto quando si partecipa a un concorso: la giuria non capisce bene cos'ha in mente l'autore, quali sono le sue potenzialità, si limita a giudicare con i propri gusti personali. Insomma, quando si partecipa a un concorso bisogna mettere da parte le proprie pretese. Di questi tempi vanno di moda i disegni grafici in stile pagine gialle (basta pensare al logo delle Dolomiti) perché si cerca il moderno, l'essenziale. Così ha vinto quella cartina. Io la considero piatta e soprattutto molto poco chiara, sulla quale è difficile orientarsi, ma sono gusti personali.
Quello che mi scoccia sul serio è stato il bando di concorso: come pretendere da ogni partecipante l'opera intera (1 metro per 1 metro ad alta definizione) quando soltanto una avrebbe vinto (la grana)?!?! Ma bastava che ogni partecipante inviasse una frazione della mappa, chessò, un comune, e in base a quello la giuria si sarebbe pronunciata! Perché far sudare sette camicie a cinquanta persone quando una sola deve fare il lavoro? Perchè questo sfruttamento? Quando ho espresso i miei dubbi direttamente alla giuria, mi hanno risposto una cosa come l'alto numero delle opere pervenute dimostra il contrario... L'unica cosa che dimostra questo concorso è che tanta gente ha voluto sbattersi per niente in cambio, dico io.
No, ma sul serio, dovevo ascoltare il mio istinto e non cominciare proprio questo lavoro bocciato in partenza.

La rivincita morale
Poi il dilemma: finire o no? Il buon senso consigliava di chiudere la baracca immediatamente e non perdere altro tempo. Conoscendomi, però, l'unico modo era quello di cancellare tutto, perché la tentazione a continuare si sarebbe rifatta viva. E infatti ho ripreso in mano la mappa, ingrandendo le pedine e amalgamandole con lo sfondo. Ho dovuto pure costruirci intorno le pagine web di approfondimento. In questo modo almeno, una sintesi di tutti gli appunti che mi ero annotato non è andata persa.
Della serie: sfruttare a proprio vantaggio anche le sconfitte cocenti (arrampicandosi un po' sui vetri).

PS: tutte le informazioni storiche della Valle dei Laghi che ho appreso mi hanno ispirato per un romanzo...

domenica 10 agosto 2014

Cronache dall'orto 8: per impiantare le patate basta la buccia col germoglio

Per impiantare la patata basta la buccia. Ebbene sì, devo sfatare un mito, la tradizionale semina dei tuberi (un po' improprio dire semina, meglio interramento) per originarne altri.
Sulla buccia sono presenti gli occhi, cioè i germogli dormienti. In condizioni favorevoli, da questi occhi si svilupperà una nuova pianta. La polpa del tubero è la riserva dove la piantina attingerà per crescere forte e vigorosa, ma è veramente necessaria? Magari possiamo mangiarci tutta la polpa e seminare solo la buccia...

La scoperta avviene osservando delle piantine di patata cresciute spontanee nell'orto. In maggio, subito dopo la vangatura. Ne ho estratta delicatamente una e cosa trovo sottoterra? Una patata? No, soltanto una sezione di buccia che non è marcita nel composter! Ma questo germoglio riuscirà a originare altri tuberi? Non mi resta che provare...
Sulla coltivazione ho ben poco da dire, la patata si è arrangiata per conto suo. Non l'ho irrigata e non ho nemmeno eseguito la rincalzatura...
Quello che conta è che a metà agosto, tre mesi più tardi, ho notato affiorare qualcosa di giallognolo dal terreno. Ecco che anche una pianta originata da una buccia di patata riesce a produrre un po' di tuberi.



A dirla tutta non sono grande estimatore delle patate, credo siano il classico ortaggio da coltivare meccanicamente. A mano no: le lavorazioni della terra e la raccolta dei tuberi comportano uno sforzo notevole, e sinceramente non ne vale la pena per quello che valgono come proprietà nutrizionali (scarse) e per quello che costano.
C'è da dire che lavorare a mano l'orto comporta anche qualche vantaggio, come rimediare durante la vangatura diverse patate sopravvissute all'inverno. La patata, inoltre è indispensabile nella rotazione delle colture, può avvicendarsi per esempio con i legumi e i cereali.


AGGIORNAMENTO febbraio 2015. E se interrassi solo il germoglio e nemmeno la buccia? A fine estate vi aggiorno con i risultati!

AGGIORNAMENTO ottobre 2015. Da una manciata di germogli interrati senza tante cerimonie sono cresciute tre piante di patata. Ho deciso di estirparle ora, ancora giovani e verdi (perché all'ombra) e al di sotto qualche patata l'ho trovata. Temevo originassero solo tuberi sottodimensionati, ma uno ha raggiunto dimensioni dignitose. Fossero state bene al sole e irrigate con costanza...

7: PRIMIZIE DI ZUCCHINE - COLTIVARE LE PATATE - 9: DAI ROVI AGLI ZUCCHINI

domenica 3 agosto 2014

Il vero mirtillo che fa bene agli occhi

Oggi voglio confrontare due varietà di mirtilli: quella comprata al supermercato e quella cresciuta spontanea nel bosco.

A sinistra il mirtillo gigante americano, a destra il mirtillo nero europeo
Entrambi chiamati comunemente mirtilliLa lingua italiana confonde in questo caso, perché sono due frutti imparentati ma ben distinti. La lingua inglese, al contrario, chiama bueberry i mirtilli americani e bilberry i mirtilli europei, dettando una chiara distinzione.

Differenze tra il mirtillo gigante americano e il mirtillo nero europeo: dimensioni, colore e succo della polpa

Taglio a metà i due piccoli frutti. La prima differenza significativa è il colore della polpa; se la buccia di entrambi è nera e blu, la polpa è bianco verdastra per il mirtillo gigante americano e nera rossastra per il mirtillo europeo, che si chiama di fatto mirtillo nero.
La seconda differenza è il succo: il mirtillo nero europeo mi ha macchiato le mani durante la raccolta.
Il sapore è invece abbastanza simile.

Ora prendo in esame le rispettive piante.
Il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) è una piccola pianta spontanea in Europa e strisciante. Apprezza l'alta quota e l'ombra dei faggi e dei pecci.
Solitamente la produzione di frutti (singoli) è modesta e la raccolta è resa difficoltosa dalle dimensioni ridotte della pianta e dal suo portamento espanso. A me è capitato di trovare una distesa di mirtilli che assomigliava più a un prato che a singoli cespugli. Notate quanto sono diverse le foglie da quelle della foto sottostante.

Il mirtillo gigante (Vaccinium cyanococcus) è un arbusto con altezze superiori al metro, originario del Nord America. Introdotto poi in Europa perché si presta alla coltivazione, al contrario di quello europeo.
Se rispettiamo tutte le sue esigenze (terra morbida e con il PH acido, posizione soleggiata, ect ect), la pianta ci ripagherà con grappoli pieni di frutti.

Proprietà medicinali
Sia chiaro: entrambi i mirtilli fanno bene alla nostra salute perché contengono gli antiossidanti, in particolare antociani. Questi ultimi apportano benefici alla retina dei nostri occhi e ai vasi capillari. Il fatto è che solo il mirtillo nero europeo è un vero concentrato di antociani e non si può dir altrettanto del mirtillo gigante americano. Lo si nota proprio dal colore diverso della polpa, visto che la suddetta sostanza è un pigmento. Per questo il mirtillo nero europeo macchia le mani, come l'uva.


Fregati dalla confusione
Il mercato spaccia il mirtillo americano coltivato per mirtillo nero selvatico, sfruttando la confusione generata dall'uso dello stesso nome e la somiglianza dei due frutti. Sarei curioso di sapere se i carissimi succhi di frutta di mirtillo contengono effettivamente mirtilli neri raccolti nel bosco o contengono, come penso, mirtilli giganti cresciuti in piantagione.

Il frutto di bosco per eccellenza è solo il mirtillo nero europeo, diffidate delle imitazioni. Se mai volessi coltivarlo, però, mi servirebbe un terreno un po' più in quota...

L'autore

L'autore (di cui potete ammirare l'autoritratto...) è residente a Baselga del Bondone, da alcuni paragonata al villaggio di Asterix, ha la passione della scrittura, del disegno, della fotografia e delle riprese video.